COMITATO CIVICO PER RIVALTA VIVIBILE
Associazione di promozione sociale
Strada prov. Pozzolo, n. 77 – 15050 Rivalta Scrivia (AL)
cod. fisc. 94020300060
Lettera ai rivaltesi
A seguito del continuo proliferare di “voci”, più o meno interessate, riguardanti il progetto della Società I.B.P. sul territorio agricolo di Rivalta (rapidamente trasformato in industriale dal Consiglio Comunale), tese soprattutto a farlo apparire come una grande opportunità per l’economia locale, e di alcune lettere ai giornali scritte da fantomatici rivaltesi che non hanno il coraggio di firmarsi ma cercano comunque di screditare il lavoro svolto dal Comitato alla luce del sole, riteniamo opportuno far conoscere il nostro punto di vista in proposito. Precisiamo che le nostre posizioni non sono preconcette, bensi frutto di ricerche, assunzione d’informazioni e pareri di esperti in materia.
In primo luogo intendiamo far presente che l’impianto in questione produrrebbe un grande impatto sul territorio a causa delle elevate dimensioni progettuali (alla faccia della declamata “vocazione agricola” della zona che si intende valorizzare).
Esso occuperebbe un’area di mt. 470 x 190 più lo spazio riservato ai corridoi di accesso veicolare e ferroviario per una superficie complessiva di mq. 107.300 (167 pertiche). Prevederebbe la costruzione di circa 45 edifici diversi, alcuni di grandi dimensioni (ad esempio uno di mt. 41 x 80) con elevazioni fino a mt. 26, la presenza di 4 silos di stoccaggio per l’alcool per complessivi 6.100 mt. cubi (leggermente (?) pericolosi).
Nella fase di costruzione, al fine di ridurre la quantità di polvere sollevata, è prevista la bagnatura delle strade di accesso (riuscite a immaginarlo?); c’è da augurarsi che a Rivalta riprenda a piovere, anche se ciò non avviene quasi più e il nostro territorio è ora classificato come predeserto.
La nostra era considerata zona di ricarica delle acque per consumo umano ma il crescente prelievo d’acqua dovuto ai nuovi insediamenti industriali e alle coltivazioni agricole idrovore come il mais non consentirà più che ciò avvenga: produrremo carburante in loco ma saremo forse costretti ad acquistare acqua all’estero.
L’attività lavorativa (quindi anche il rumore) è prevista per 350 giorni l’anno, 24 ore su 24. Auguriamo a tutti un sereno riposo. In compenso avremo illuminazione dei campi per tutta la notte: saranno contenti anche fagiani e lepri.
Nell’aria che respiriamo verrebbero scaricati 2 milioni di quintali di anidride carbonica ogni anno, pari a metri cubi 101 milioni (circa): e non è poco! La circolazione a Rivalta è già insostenibile, l’abbiamo verificato personalmente (circa 6.000 vetture e 1.400 autocarri di media al giorno), ma sarebbe ulteriormente incrementata dai nuovi insediamenti: la Boero, il costruendo terminal Europa (+ 570 autocarri al giorno secondo l’ing. Ghisolfi) e l’impianto di bioetanolo (+ 70 autocarri al giorno, andata e ritorno, sempreché vengano utilizzati i 3 treni giornalieri promessi). La circonvallazione è ritenuta da tutti indispensabile ma non è stata ancora progettata. Che bravi! Grazie.
L’inquinamento atmosferico, secondo recenti rilevazioni dell’ARPA effettuate su nostra richiesta, riportano valori simili a quelli di Tortona (a rischio) benché da noi ci siano meno emissioni dovute al riscaldamento domestico e certamente maggiore ventilazione. Attendiamoci un sicuro peggioramento.
Ma perché noi rivaltesi dovremmo subire tutti questi disagi? Qual’è il vantaggio che ne ricaverebbe la collettività? I “tifosi” dello sviluppo sostengono che avremo 70 nuovi posti di lavoro. Noi ricordiamo bene le promesse di lavoro fatte all’inizio della costruzione dei primi “capannoni” destinati alla logistica e anche i numerosi treni che transitavano allora sulla linea ferroviaria. Ora, a distanza di decenni, con una logistica ampliatasi almeno dieci volte, (e conseguente distruzione di vasti terreni fertili, apertura di numerose cave e grande disagio per il paese) quanti sono i rivaltesi occupati nel settore? Quanti sono i treni che circolano sull’unico binario ferroviario? Le promesse sono facili: passando ai fatti scopriamo invece che il sig. Gavio ha nel frattempo incrementato la sua “flotta” di camion.
Con la presentazione di due mozioni distinte i gruppi consigliari di maggioranza e di opposizione, che purtroppo sostengono il megaprogetto, chiedono per Rivalta opere compenzative e di mitigazione. Compensative di che? Forse per l’impatto ambientale che non si vuole ammettere? O per gli eventuali danni alla salute dei cittadini? Oppure per risarcire il deprezzamento che subiranno le nostre abitazioni? Sta di fatto che i 500.000 euro ventilati corrispondono a poco più di 600 euro per abitante. Certo che i rivaltesi sono valutati molto poco, non vi pare?
Inoltre si sostiene che occorre ridurre le emissioni di anidride carbonica e la dipendenza dal petrolio. Questo è assolutamente vero, ma non sarà il bioetanolo a risolvere il problema: altre fonti di energia rinnovabile sono sicuramente più proficue e meno inquinanti, però non vengono sufficientemente valorizzate.
Secondo approfonditi studi di ricercatori presso Università americane, pubblicati su riviste specializzate, emerge che:
a) l’etanolo genera meno benzene e butaldene (cancerogeni) rispetto alla benzina, ma produce più formaldeide e acetaldeide (pure cancerogeni). Inoltre, bruciare etanolo fa aumentare l’ozono nell’atmosfera, il che produce infiammazioni polmonari, asma, bronchiti e un certo numero di decessi. Pertanto il biocarburante produrrebbe alla salute guai più seri del petrolio (ricerca finanziata dalla NASA).
b) occorre più energia per produrre l’etanolo di quanto il suo uso ne possa fornire, sempreché si consideri anche l’energia occorrente per produrre il mais, i fertilizzanti, i pesticidi, le macchine agricole, l’irrigazione, il trasporto, la costruzione dell’impianto e la distillazione del mais, tutta ricavata da fonti fossili.
c) l’economicità della produzione di bioetanolo è garantita solamente da una consistente defiscalizzazione dei prodoti ottenuti, che tutti noi dovremo pagare.
Recentemente sono stati chiusi due impianti per la produzione di etanolo in Austria e in Germania in quanto antieconomici, forse anche a causa della riduzione degli incentivi statali. Noi invece, poiché siamo sempre più bravi di tutti, progettiamo di costruirne due simili distanti tra loro solo 35 Km. (Il secondo è previsto presso Zinasco (PV); si è già costituito un Comitato per contrastarlo).
Che senso ha investire somme enormi, sottrarre terreni alla produzione alimentare, devastare il territorio, per produrre carburante per veicoli che consumano troppo? Non sarebbe più logico e meno costoso produrre motori che consumino meno, visto che è sicuramente possibile e usarli solo quando necessario?
Ultimamente, nel mondo, sempre più terre vengono adibite alla coltivazione di piante destinate alla produzione di biocarburanti e quindi meno terre vengono utilizzate per produrre frumento. Questo ha già prodotto aumenti consistenti nel prezzo dei generi di prima necessità: pane pasta, polli, uova, latte, carne. Le popolazioni più povere sono costrette a privarsene.
L’ONU ha recentemente lanciato un allarme: “le agroenergie possono essere considerate crimini contro l’umanità perché, in presenza di milioni di persone che nel mondo muoiono di fame, sottraggono terreni agricoli alla produzione di alimenti, destinandoli alla trasformazione in carburanti”.
Inoltre, l’aumento dei casi di malaria in molti paesi del terzo mondo è direttamente imputabile all’intensificarsi della deforestazione a favore di coltivazioni per biocarburanti, su territori immensi con produttività da record: così in Amazzonia e così in Africa, dove molte famiglie povere sono costrette a trasferirsi dalle aree più elevate, meno umide, a quelle costiere, infestate da zanzare e, in assenza di cure, molti muoiono.
Possiamo anche essere indifferenti a tutto questo ma …. la nostra coscienza non si ribella?
Il Comitato Civico per Rivalta Vivibile, assolutamente contrario all’insediamento di grandi impianti come quello progettato dalla I.B.P spa, sostiene invece la costruzione di piccoli impianti, inseriti in una pianificazione generale, che producano energia da biomasse da utilizzare in loco, evitando trasporti dispendiosi e inquinanti.
Propone lo sviluppo della ricerca e l’utilizzo massiccio dell’energia solare, sicuramente non inquinante.
Chiede che vengano rispettati la vocazione agricola del territorio (favorendo i prodotti tipici) e l’ambiente naturale.
Auspica altresì la realizzazione in tempi brevi d’ infrastrutture e misure idonee (circonvallazione e “tutor” per il controllo della velocità) atte a rendere sopportabile il traffico veicolare che attualmente opprime la frazione.
Rivalta Scrivia, 27/12/2007
Per il Comitato - Il presidente
Enzo Pernigotti
Ringraziamo vivamente i molti che ci hanno manifestato la loro fiducia e precisiamo che per realizzare la soluzione dei problemi che ci vedono impegnati è necessario il sostegno di tutti i rivaltesi. Insieme saremo più forti, avremo maggiore considerazione e potremo riuscirci, anche se è richiesto un forte impegno.
Noi siamo proprio convinti che se tutti i rivaltesi si dichiarassero contrari all’impianto, questo non verrebbe realizzato. Coloro che invece si dichiarano favorevoli all’insediamento si assumono una grave responsabilità: le ricadute negative che ne dovessero derivare saranno imputate solamente a loro. E’ bene che ci pensino.